Il primo ballo

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Elena aveva immaginato il giorno del suo matrimonio per anni.

Aveva scelto ogni dettaglio insieme a Marco: la sala, la musica, i fiori e perfino la canzone del loro primo ballo.

Poi, tre mesi prima delle nozze, un incidente aveva cambiato tutto.

Elena era ancora in riabilitazione e si muoveva su una sedia a rotelle. Marco non aveva mai pensato di rimandare il matrimonio.

— Voglio sposarti adesso, non quando tutto sarà perfetto — le aveva detto.

Quella sera, nella grande sala illuminata, Elena cercava di sorridere mentre gli invitati ballavano.

Marco le restava vicino, ma sapeva che sua moglie continuava a guardare la pista.

La loro canzone non era mai stata inserita nella scaletta.

Era stata Elena a chiederlo.

Non voleva che tutti la osservassero con pietà.

A un certo punto, un bambino di circa otto anni si avvicinò.

Si chiamava Luca ed era il figlio di una delle colleghe di Marco.

Tese la mano verso Elena.

— Vuole ballare con me?

Elena rise, sorpresa.

Marco si chinò verso il bambino.

— Mia moglie non riesce ancora a camminare.

Luca guardò Elena, non la sedia.

— Allora balliamo così.

Elena gli prese la mano.

Il bambino cominciò a muovere le braccia seguendo la musica e lei lo imitò.

Per la prima volta quella sera, Elena rise davvero.

Marco li guardava da pochi passi di distanza.

Poi notò qualcosa.

Elena aveva appoggiato entrambi i piedi sul pavimento.

Il sorriso di Marco scomparve.

Durante le ultime settimane di fisioterapia, Elena era riuscita ad alzarsi soltanto con l’aiuto di due persone.

Non aveva mai provato fuori dalla palestra.

Luca se ne accorse.

— Vuole provare a stare in piedi?

Elena rimase immobile.

Marco si avvicinò immediatamente.

— Elena, non devi farlo.

Lei lo guardò.

— Lo so.

Poi allungò una mano verso di lui.

Marco la prese.

Dall’altra parte c’era Luca.

Elena inspirò profondamente.

Gli invitati più vicini iniziarono a capire cosa stava succedendo.

La musica sembrò improvvisamente lontanissima.

Elena fece pressione sulle gambe.

Si sollevò appena.

Poi ricadde sulla sedia.

Marco si inginocchiò davanti a lei.

— Basta così.

Ma Elena scosse la testa.

— No. Un’altra volta.

Marco la guardò per qualche secondo.

Conosceva quello sguardo.

Era lo stesso che aveva avuto ogni giorno durante la riabilitazione.

Le prese entrambe le mani.

— Allora guardami soltanto.

Elena posò di nuovo i piedi a terra.

Si sollevò lentamente.

Le ginocchia tremavano.

Per un momento sembrò perdere l’equilibrio.

Marco la sostenne immediatamente.

Poi, centimetro dopo centimetro, Elena riuscì a raddrizzarsi.

Era in piedi.

Nella sala non parlava più nessuno.

Marco aveva gli occhi pieni di lacrime.

Elena rimase ferma per qualche secondo, poi sorrise.

— Avevamo ancora una cosa da fare.

Marco capì.

Fece un cenno al musicista.

Partì la canzone che avevano scelto mesi prima.

Marco avvolse delicatamente un braccio intorno alla vita di sua moglie.

Elena fece un piccolo passo.

Poi un altro.

Non arrivarono nemmeno al centro della pista.

Dopo pochi secondi Elena tornò sulla sedia, stanca e tremante.

Ma per lei era abbastanza.

Marco si inginocchiò e la baciò mentre tutta la sala applaudiva.

Il loro primo ballo non fu quello che avevano immaginato.

Fu molto più breve.

Molto più difficile.

E proprio per questo nessuno lo dimenticò mai.

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